Archivio mensile aprile 2018

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Giochi di cyber-war: la NATO simula un attacco informatico

L’esercitazione vede gli esperti del patto atlantico difendere l’immaginaria nazione di Berylia da un attacco hacker coordinato.

Si chiama Locked Shields 2018 ed è a tutti gli effetti un’esercitazione militare. Al posto di carri armati e incrociatori, però, da ieri fino al 27 aprile la NATO sta impegnando computer ed esperti in cyber-sicurezza. L’organizzazione è a cura del Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence (CCDCOE) che ha la sua sede a Tallin in Estonia.

L’obiettivo, come si legge nel comunicato ufficiale, è quello di “esercitarsi nella protezione dei sistemi IT nazionali e delle infrastrutture critiche sotto la pressione di un violento cyber-attacco”.

Gli esperti si trovano a fronteggiare un attacco coordinato nei confronti di Berylia, una nazione immaginaria che devono proteggere. L’attacco hacker avrebbe come obiettivi principali un Internet Provider, una struttura militare, ma non solo: l’esercitazione prevede che gli esperti NATO debbano fronteggiare problemi con i sistemi di distribuzione dell’energia elettrica, le reti pubbliche 4G e altre infrastrutture.

Insomma: lo scenario predisposto somiglia terribilmente alla somma degli attacchi a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e la dicono lunga sul livello di preoccupazione che grava sul tema della sicurezza informatica in connessione alla più classica sicurezza “fisica” a livello nazionale.

L’obiettivo è anche quello di verificare la tenuta della catena di comando e comprendere l’impatto delle decisioni che verranno prese a livello strategico.

L’evento è organizzato dal CCDCOE in collaborazione con Estonia, Finlandia, Svezia, Inghilterra, Stati Uniti, Korea e numerosi partner industriali del calibro di Siemens ed Ericsson. I vari team partecipano all’esercitazione direttamente dalle nazioni di origine attraverso un collegamento sicuro.

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Motorola rilancia con nuovi smartphone

(ANSA) – ROMA, 23 APR – Motorola rilancia. La società, ora di proprietà della cinese Lenovo, torna sul mercato con due nuove famiglia di smartphone, moto g6 e moto e5.
Il nuovo moto g6 plus ha un display da 5,9 pollici Max Vision con risoluzione Full HD nel formato 18:9, e una super-fotocamera posteriore che usa un sistema di messa a fuoco Dual Autofocus Pixel, un obiettivo luminoso ad apertura f/1.7 e pixel della dimensione di 1,4μm che offrono una migliore resa al buio. Il moto g6 utilizza invece un display da 5,7 pollici, sempre Max Vision a risoluzione Full HD, e una scocca in vetro 3D; la fotocamera posteriore sfrutta un doppio modulo da 12 e 5 MP- L’ultimo modello della famiglia è il moto g6, con una batteria da 4.000 mAh, che promette un’intera giornata d’autonomia per un totale di 36 ore su singola carica con un uso normale.
Il Motorola moto e5 plus è un dispositivo con una batteria potenziata (pari a 5.000 mAh abbinata) e un display Max Vision da 18:9 e 6 pollici.

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Google sfida WhatsApp con Chat

Mario De Ascentiis – ITespresso – lunedì 23 aprile 2018

google a Google Talk… la prima proposta di chat lanciata da Google, dismessa definitivamente a giugno 2017. Non solo, i servizi di messaggistica si sono furiosamente sovrapposti nel tempo.

E infatti, in occasione dell’abbandono di Google Talk, ci si sarebbe potuti aspettare proprio la migrazione su Allo, invece già dal 2013 la migrazione si era indirizzata verso Hangout il cui destino però già non era per nulla definito e definibile da tempo. Nel tempo è il caso di ricordare che tra Talk, Hangout, Hangout Chat, Allo, Duo, Messaggi e chi più ne ha più ne metta, Google non si è fatta mancare nulla, ma ha anche toccato con mano che forse anche per questa incomprensibile frammentazione gli utenti non hanno perso la testa per nessuna di queste app.

Fallita un’iniziativa, Big G è già pronta con la successiva e starebbe infatti per lanciare Chat. La nuova app, che deve ancora arrivare, dovrebbe funzionare come un cavallo di troia nel mondo della messaggistica. Infatti prima di tutto dovrebbe farsi strada come sistema definitivo per mandare gli SMS in soffitta, proprio integrandoli, e via via lasciarsi preferire agli altri sistemi.

Il mero tentativo di farsi preferire a WhatsApp difficilmente avrebbe potuto far perdere la testa chi ad oggi ha davvero poco altro da chiedere all’app ora di Mark Zuckerberg. Il punto di forza di Chat per scardinare lo strapotere di Facebook (che possiede WhatsApp) sarebbe invece l’utilizzo del protocollo RCS (Rich Communication Services), protocollo di trasmissione dati che viaggiano rigorosamente su IP e in grado di supportare l’invio di file multimediali anche in alta risoluzione.

Con un grande vantaggio e cioè che un messaggio inviato con scarsa copertura arriverebbe comunque come SMS nel caso in cui non fosse possibile fare altrimenti. Evidente quindi un approccio molto simile a quello di iMessage, tra l’altro molto ben voluto dagli operatori che tornerebbero in campo, perché con RCS è sfruttata non solo la tecnologia di Google, ma anche la rete dei carrier.

Le potenzialità di RCS sono effettivamente notevoli, permette di sfruttare da subito tutte le funzionalità amate: la notifica di ricezione e lettura, la digitazione di un messaggio, la creazione di gruppi, potrebbe inoltre integrare oltre a immagini e video in HD e – soprattutto – Google Assistant. Bisognerà invece vederci chiaro per quanto riguarda la sicurezza.

Si sa, gli SMS risiedono tutti sui server degli operatori, non sono crittografati, i governi possono accedervi, varrebbe anche per i messaggi su Chat. Tanti i vantaggi, per chi fa dei dati un vero tesoro, ma proprio questo potrebbe rappresentare il tallone di Achille.

Il pubblico oggi è molto più maturo. Il successo di Telegramlo dimostra. Nella release di luglio 2017 è arrivato il supporto per l’integrazione di plugin e sono stati migliorati i sistemi di autenticazione e di sicurezza. Agli operatori basta così, agli utenti forse oggi no.

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Utenti Gmail si scoprono ‘spammer’

(ANSA) – ROMA, 23 APR – Nel weekend alcuni utenti di Gmail si sono scoperti “spammer”. Nella loro cartella di posta inviata hanno infatti trovato diverse email “spazzatura”, inviate a utenti sconosciuti ma anche a loro stessi. In sostanza, si sarebbero auto-spediti messaggi di spam. La situazione è stata segnalata da decine di persone sul forum di Google, che ha riconosciuto il problema e ha assicurato che non ci sono state violazioni degli account.

Le mail di spam segnalate dagli utenti risultano accomunate dall’invio “via Telus.com”, una compagnia canadese di tlc che ha smentito il proprio coinvolgimento. Il problema ha continuato a verificarsi anche dopo che gli utenti hanno cambiato la password del loro account.
“Siamo a conoscenza di una campagna di spam che ha impatto su un piccolo sottoinsieme di utenti, e abbiamo preso misure di protezione”, ha spiegato Google in una nota.

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Samsung Galaxy S9

Samsung S9 ed S9 Plus, i top di gamma 2018 dell’azienda coreana. Due smartphone che raccolgono l’eredità dei passati Galaxy S8 portandola al prossimo livello. Vediamo quindi come sono e che differenze ci sono.

Samsung Galaxy S9

Samsung Galaxy S9

rimandiamo a questo articolo. Le spedizioni ufficiali partiranno il 16 marzo, ma chi pre-ordinerà lo smartphone potrà riceverlo con una settimana di anticipo.

I colori disponibili al lancio sono: Midnight Black, Lilac Purple, e Coral Blue. Niente Orchid Grey, che tanto piacque su S8, e niente Titanium Gray, disponibile solo negli USA. Tenete comunque conto che la disponibilità dei colori solitamente varia col passare del tempo.

Prezzo e pre-ordine

I Samsung S9 sono i Galaxy più cari di sempre. 899€ per Galaxy S9e 999€ per Galaxy S9+. Questi sono i prezzi ufficiali per il nostro mercato, e sono di 50€ superiori al resto d’Europa. C’è poi una variante di S9+ da 256 GB di memoria interna, al prezzo di 1.099€, disponibile solo nella colorazione nera. Tutte le versioni vendute ufficialmente da Samsung sono inoltre dual SIM.

Scheda Tecnica

Le specifiche di Galaxy S9 (SM-G960F) ed S9 Plus (SM-G965F) sono le seguenti:

  • Schermo: 5,8 e 6,2 pollici QHD+ Super AMOLED 18,5:9
  • CPU: Qualcomm Snapdragon 845 (USA) ed Exynos 9810 (Europa)
  • RAM: 4 /6 GB
  • Memoria interna: 64 / 256 GB espandibile (con microSD fino a 400 GB)
  • Fotocamera posteriore: 12 megapixel, con apertura variabile (f/1.5 o f/2.4). Solo su S9+ c’è una seconda fotocamera da 12 megapixel a focale fissa (f/2.4) con zoom 2x. Tutte con stabilizzazione ottica dell’immagine.
  • Fotocamera frontale: 8 megapixel f/1.7 con autofocus
  • Connettività: dual SIM, dual VoLTE, Wi-Fi dual-band, Bluetooth 5.0, GPS, NFC, USB Type-C 2.0
  • Dimensioni: 147,6 x 68,7 x 8,4 mm e 158,1 x 73,8 x 8,5 mm
  • Batteria: 3.000 / 3.500 mAh
  • Certificazione: IP68
  • OS: Android 8.0 Oreo Samsung Experience 9.0

Caratteristiche

Esteticamente parlando, i Galaxy S9 hanno molto in comune con i Galaxy S8. Stesso Infinity Display davanti, stessi lati edge, ormai imprescindibili, e stessi materiali. Cambia però, per fortuna, la posizione del lettore di impronte digitali, che viene spostato sotto la fotocamera posteriore. In questo modo dovrebbe essere non solo più facilmente raggiungibile, ma anche più efficace.

Rimane il jack audio, al quale Samsung non sembra voler rinunciare (giustamente). Al contempo migliora lo sblocco frontale, con scanner dell’iride e riconoscimento del volto che lavorano all’unisono per riconoscere prima e con maggiore efficacia il volto degli utenti. Gli speaker dovrebbero inoltre essere stereo, sempre ottimizzati da AKG. In ambito fotografico spicca un super slow motion, con 960 fps a 720p.

Novità anche lato accessori, in primis con Dex Pad, l’evoluzione dell’attuale Dex Station. Questo nuovo accessorio consente di usare lo smartphone come touchpad e come tastiera virtuale. Vi ricordiamo infatti che Dex permette di visualizzare un sistema operativo stile desktop, collegandolo ad un monitor esterno con lo smartphone inserito al suo interno.

Fotocamera

La fotocamera è da sempre uno dei cavalli di battaglia di Samsung, e lo è anche in Galaxy S9. Oltre alle animoji stile Apple, che Samsung chiama AR Emoji, abbiamo la prima fotocamera ad apertura variabile su un top di gamma Android. Come già visto sul flip-phone Samsung W2018, abbiamo la possibilità di scegliere tra f/1.5, per gli scatti con poca luce, ed f/2.4 per quelli in diurna. Una funzione pressoché unica su smartphone, che siamo molto curiosi di testare con calma. Del resto, la qualità fotografica è proprio uno di quegli argomenti da approfondire solo dopo aver toccato con mano i due smartphone.

Recensione Samsung Galaxy S9

Galaxy S9 è un aggiornamento di S8, che probabilmente non convincerà gli utenti di quest’ultimo a passare al nuovo modello. L’esperienza d’uso è infatti molto simile, ma il prezzo decisamente diverso. La fotocamera di S9 regala qualcosa in più, grazie all’apertura variabile, ma presenta anche un po’ di tendenza al verde, che potrebbe comunque essere facilmente corretta in un futuro aggiornamento. A livello di autonomia non cambia molto, anzi forse la spunta addirittura il precedente modello. Questo ed altro, nella nostra video recensione a seguire.

Fonte: androiworld.it

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Sigilli su butac.it

Sigilli su Butac.it, il sito antibufale sotto sequestro per querela.

UN CARTELLO della Procura di Bologna “sostituisce” i contenuti del sito BufaleUnTantoAlChilo, non più raggiungibile all’indirizzo web Butac.it. Si tratta di un sequestro preventivo scattato dopo una querela per un articolo risalente al 2015. Al centro della vicenda un oncologo che promuoveva la medicina olistica e che si è rivolto alla Procura di Brindisi per denunciare lo spazio web che ne confutava le tesi.
Il sito, che dal 2013 si occupa di debunking – ossia di verifica delle notizie diffuse in rete e via social network, – risulta non raggiungibile. Non è la prima volta che Butac è nel mirino di querelatori con il suo archivio di migliaia di pagine analizzate per risalire alle fonti e ”smontare” le presunte fake news, ma mai prima era stato oscurato del tutto. Ora qualsiasi link che rimandi ai contenuti di Butac.it dà “not found”.
In questo caso, invece di bloccare l’accesso al contenuto in questione, la Polizia postale e delle comunicazioni per l’Emilia-Romagna ha disposto il sequestro preventivo dello spazio web. “Mi sembra una decisione un po’ esagerata disporre il sequestro dell’intero sito per un articolo di tre anni fa. Uno scritto che nel 2017 ha avuto appena 100 visualizzazioni. Bastava chiedere la cancellazione dell’articolo”, ha commentato Michelangelo Coltelli che gestisce il sito e si dice pronto a fare ricorso. “Stiamo lavorando con i nostri avvocati per il dissequestro. – si legge in un suo post – Abbiamo fiducia nelle istituzioni con cui abbiamo più volte collaborato quando richiesto. Nel frattempo vi chiediamo di portare pazienza”.

Fonte: La Repubblica

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Facebook Zuckerberg

Facebook, Zuckerberg promette: fermeremo le interferenze nelle elezioni

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Facebook

Le contromisure, avverte comunque il fondatore del social network, facebook potrebbero sì essere aggirate ma per i manipolatori la vita sarà più difficile

WASHINGTON – Nel giorno in cui Facebook ha fatto sapere alla Commissione Ue che gli europei coinvolti nel caso di Cambridge Analytica sono 2,7 milioni, Mark Zuckerberg annuncia l’uso di intelligenza artificiale per evitare che Facebook venga usato per interferire in qualche modo nei processi elettorali attesi per quest’anno. Lo scrive lui stesso sul proprio account Facebook. “Con importanti elezioni – scrive Zuckerberg – in arrivo negli Stati Uniti, Messico, Brasile, India, Pakistan e altri paesi nel prossimo anno, una delle mie massime priorità per il 2018 è quella di sostenere un discorso positivo e prevenire le interferenze nelle elezioni”.

“Dopo aver identificato l’interferenza russa nelle elezioni americane del 2016, abbiamo implementato con successo nuovi strumenti di intelligenza artificiale che hanno portato alle elezioni speciali del 2017 in Francia, Germania e Alabama che hanno rimosso decine di migliaia di account falsi. All’inizio di questa settimana abbiamo ritirato una vasta rete di account falsi russi che includevano un’organizzazione di notizie russa”.

Oggi stiamo facendo altri due grandi passi: innanzitutto, d’ora in poi, tutti gli inserzionisti che desiderano pubblicare annunci politici o di emissione dovranno essere verificati. Per essere verificati, gli inserzionisti dovranno confermare la loro identità e posizione. A qualsiasi inserzionista che non transita sarà vietato pubblicare annunci politici o di problemi. Li etichettiamo anche noi e gli inserzionisti dovranno mostrarti chi ha pagato per loro. Stiamo iniziando questo negli Stati Uniti e espandendo verso il resto del mondo nei prossimi mesi.

Zuckerberg poi elenca i mezzi che saranno dispiegati dal social network. “Per una maggiore trasparenza degli annunci politici, abbiamo anche creato uno strumento che consente a chiunque di vedere tutti gli annunci di una pagina in esecuzione. Lo stiamo testando ora in Canada e l’avremo in tutto il mondo quest’estate. Stiamo anche creando un archivio ricercabile di annunci politici passati. “In secondo luogo, richiederemo anche la verifica delle persone che gestiscono pagine di grandi dimensioni. Ciò renderà molto più difficile per le persone eseguire pagine utilizzando account falsi, o crescere in modo virale e diffondere disinformazione o contenuti divisivi. “Per richiedere la verifica di tutte queste pagine e inserzionisti, assumeremo migliaia di persone in più. Ci impegniamo a farlo in tempo per i mesi critici prima delle elezioni del 2018”.

Le contromisure, avverte comunque il fondatore di Facebook, potrebbero sì essere aggirate ma per i manipolatori la vita sarà più difficile. “Questi passaggi da soli – scrive Zuckerberg – non impediranno a tutte le persone di provare a giocare al sistema. Ma renderanno molto più difficile per chiunque fare ciò che i russi hanno fatto durante le elezioni del 2016 e utilizzare account e pagine falsi per pubblicare annunci pubblicitari.

L’interferenza elettorale è un problema più grande di qualsiasi piattaforma, ed è per questo che sosteniamo l’Honest Ads Act. Ciò contribuirà ad alzare il livello per tutti gli annunci pubblicitari politici online”.
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Intelligenza artificiale AI

 Huma Machine.

La vera forza dell’IA – spiegano i due autori Paul Daugherty e Jim Wilson, esperti di intelligenza artificiale per Accenture – è quella di ripensare il business potenziando le capacità umane: il futuro del business sarà delineato da una nuova forma di “intelligenza collaborativa” tra uomo e macchina. Ecco come

Intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale

MILANO – L’Intelligenza Artificiale (IA) può aiutare i leader a ripensare e trasformare le loro aziende attraverso una collaborazione tra uomo e macchina, che darà una nuova forma alle imprese e ai mercati. E’ questa la previsione che i due esperti di IA di Accenture – Paul Daugherty, Chief Technology and Innovation Officer di Accenture, e Jim Wilson, Managing Director of Information Technology and Business Research di Accenture Research – illustrano nel loro nuovo libro Human+Machine: Reimagining Work in the Age of AI pubblicato da Harvard Business Review Press, pubblicato da Harvard Business Review Press.

La tesi del libro è che sia possibile, attraverso un ripensamento dei processi aziendali, usare l’IA per accrescere il livello di innovazione e la redditività. Il volume – che i due guru digitali hanno basato su una ricerca quantitativa e qualitativa condotta su 1.500 imprese – affronta il pensiero diffuso secondo cui i sistemi di IA si sostituiranno progressivamente all’uomo nel lavoro. Se da una parte questo sarà vero per alcune professioni, dove una parte delle mansioni verrà automatizza attraverso l’IA – spiegano gli autori – dall’altra, il vero punto di forza della tecnologia sta nel saper amplificare le capacità umane.

“Per sfruttare appieno i benefici dell’intelligenza artificiale i leader di impresa devono trasformare il rapporto tra collaboratori e macchine in un’ottica di ‘intelligenza collaborativa: è questo che emerge chiaramente dalla nostra ricerca” spiega Daugherty. “Non si tratta di creare dei ‘superuomini artificiali’, ma di utilizzare la tecnologia per dotare l’uomo di maggiori capacità e competenze perché possa ottenere risultati migliori dalla propria attività e imparare più velocemente”.

Ma come può configurarsi la collaborazione tra uomo e macchina? Aprendo la strada a quella che gli autori chiamano la “terza ondata” della trasformazione industriale: la prima, che deve il suo avvio a Henry Ford, riguardava i processi standardizzati; la seconda, che ha raggiunto l’apice negli anni ’90 con il movimento di reingegnerizzazione dei processi aziendali, riguardava invece i processi automatizzati. La terza ondata ha invece dato vita a quello che gli autori chiamano “missing middle”, quello spazio in cui uomini e macchine collaborano per realizzare sostanziali incrementi nelle performance aziendali.

Nel “missing middle”, l’uomo lavora con le macchine intelligenti per trarre vantaggi da ciò che ciascuna parte sa fare meglio; l’uomo si occupa dello sviluppo, della formazione e della gestione delle diverse applicazioni di IA, mentre le macchine restituiscono all’uomo capacità notevolmente potenziate, come la possibilità di processare e analizzare in tempo reale un gran numero di dati provenienti da una moltitudine di fonti. Per sfruttare appieno la forza dell’IA, le aziende devono colmare il divario del “missing middle” valutando la creazione di nuove professioni, stabilendo nuovi tipi di rapporti di lavoro tra uomo e macchina, cambiando i concetti tradizionali di gestione e rivedendo il concetto stesso di lavoro.

“La straordinaria potenzialità dell’IA di far evolvere le aziende rappresenta una sfida sempre più grande da affrontare con urgenza”, annota Wilson. “Con l’obiettivo di aiutare i leader di azienda a ripensare i propri processi e ottenere il massimo dall’IA per amplificare le capacità umane, abbiamo sviluppato quello che chiamiamo ‘MELDS’, ovvero un modello fondato su cinque principi fondamentali che le imprese devono seguire per adottare l’intelligenza artificiale: Mindset

(atteggiamento mentale), Enterprise (impresa), Leadership, Data (dati) e Skills (capacità). Le aziende innovative possono fare leva su questo modello per cavalcare questa terza trasformazione industriale e fare tesoro della collaborazione tra uomo e macchina basata sull’IA.

Fonte: La Repubblica.